Italia, paese dei "bisogni ignorati"

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Italia, paese dei "bisogni ignorati"

Messaggiodi edscuola » 18 ottobre 2012, 10:41

Dal REDATTORE SOCIALE

Italia, paese dei “bisogni ignorati”
Per i disabili “enormi difficoltà” nel trovare lavoro. E a scuola il sostegno è a rischio
Indagine Censis/Fondazione Serono. In Francia lavorano il 36% dei disabili adulti, in Italia ci si ferma a meno della metà: problemi rilevanti per i disabili intellettivi. E la carenza di risorse incide negativamente sul sostegno scolastico
ROMA – Inserimento lavorativo poco efficace e inclusione scolastica messa a repentaglio dalle scarse risorse dedicate alle attività di sostegno. E’ in estrema sintesi il quadro fornito dalla ricerca “I bisogni ignorati delle persone con disabilità”, promossa dalla Fondazione Cesare Serono e realizzata dal Censis, presentata oggi a Roma. Secondo il documento l’Italia è ancora “molto indietro” sul fronte dell’inserimento lavorativo delle persone con disabilità, come dimostrano del resto i dati sui tassi di occupazione: i ricercatori precisano che “le differenti definizioni di disabilità in uso nei diversi paesi europei rendono difficile il confronto”, ma che ad esempio “in Francia, dove il 4,6% della popolazione (una quota simile a quella italiana) ha un riconoscimento amministrativo della propria condizione di disabilità, si arriva al 36% di occupati tra i 45-64enni disabili, mentre in Italia il tasso si ferma al 18,4% tra i 15-44enni e al 17% tra i 45-64enni”.
In questo quadro, anche i dati prodotti dalle ricerche della Fondazione Cesare Serono e del Censis evidenziano le “enormi difficoltà” che queste persone incontrano, sia a trovare un lavoro una volta completato il percorso formativo (è il caso delle persone con sindrome di Down e degli autistici), sia a mantenere l’impiego a fronte di una malattia cronica che causa una progressiva disabilità (è il caso delle persone con sclerosi multipla). Meno di una persona con sindrome di Down su tre lavora dopo i 24 anni, e il dato scende al 10% tra gli autistici con più di 20 anni. Meno della metà delle persone con sclerosi multipla tra i 45 e i 54 anni è occupata, a fronte del 12,9% di disoccupati e del 23,5% di pensionati
Sul versante dell’inclusione scolastica, la ricerca mette in evidenza che essa “occupa un posto centrale nel panorama delle politiche di inserimento sociale” delle persone con disabilità, ma che in Italia “sono poche le scuole speciali dedicate ad alunni con problematiche sanitarie complesse”, anche se la legge obbliga tutte le scuole pubbliche e private ad accettare l’iscrizione degli alunni con disabilità. “Se è vero – afferma la ricerca - che l’esperienza italiana rappresenta un’eccellenza, le risorse dedicate alle attività di sostegno e di integrazione degli alunni con disabilità nella scuola appaiono spesso inadeguate: nell’anno scolastico 2010-2011 circa il 10% delle famiglie degli alunni con disabilità ha presentato un ricorso al Tribunale civile o al Tribunale amministrativo regionale per ottenere un aumento delle ore di sostegno”.
Infine, la ricerca Censis/Fondazione Serono ha effettuato un’indagine nazionale che ha coinvolto tutte le 147 Asl e che si basa sulle risposte di 35 di esse: obiettivo era quello di fornire una mappa dell’offerta sanitaria e socio-sanitaria su cui possono contare i disabili italiani. Ebbene, questi sono i risultati. Con riferimento ai servizi disponibili per le persone con sindrome di Down, 19 Asl su 24 indicano la presenza di servizi di neuro e psico-motricità dell’età evolutiva e di logopedia, 16 segnalano l’attivazione di progetti di educazione all’autonomia e 17 di altri servizi. Per quel che riguarda i pazienti affetti da disturbi dello spettro autistico, 21 Asl su 24 segnalano l’offerta di servizi di logoterapia e 18 su 24 garantiscono la terapia per la psicomotricità. Per quanto riguarda i servizi per i pazienti affetti da sclerosi multipla, l’offerta delle Asl si concretizza soprattutto in riabilitazione motoria e logopedia, la prima garantita praticamente dalla totalità delle Asl, la seconda dalla metà. Per i pazienti con la malattia di Parkinson, tutte le Asl hanno segnalato di garantire la riabilitazione motoria, la metà quella del linguaggio, un terzo la terapia occupazionale.
Italia, paese dei “bisogni ignorati”: spesa per la disabilità fra le più basse d’Europa
Indagine Censis/Fondazione Serono: lo Stato spende una quota pro-capite annua di 438 euro, molto al di sotto della media Ue. Quasi inesistenti i servizi e le strutture di appoggio. E’ un “modello assistenzialistico incentrato sulla delega alle famiglie”
ROMA – L’Italia non è un paese per persone disabili: alle nostre latitudini si spende per la protezione sociale molto meno degli altri paesi dell’Unione europea e si continua ad avere un “modello assistenzialistico e incentrato sulla delega alle famiglie” che non offre servizi e strutture, non valorizza le loro capacità, non facilita l’inserimento lavorativo e l’inclusione scolastica. Insomma, i bisogni delle persone con disabilità, in Italia, sono sostanzialmente “ignorati”. A dirlo è una ricerca promossa dalla Fondazione Cesare Serono e realizzata dal Censis nell’ambito del progetto pluriennale “Centralità della persona e della famiglia: realtà o obiettivo da raggiungere?”, presentata oggi a Roma.
Secondo il documento, intitolato appunto “I bisogni ignorati delle persone con disabilità”, basato sul confronto con gli altri paesi europei dell’offerta di servizi per cronici e disabili da parte della sanità italiana, con 438 euro pro-capite annui l’Italia si colloca molto al di sotto della media dei paesi dell’Unione europea (531 euro) nella graduatoria delle risorse destinate alla protezione sociale delle persone con disabilità. In Francia si arriva a 547 euro per abitante all’anno, in Germania a 703 euro, nel Regno Unito a 754 euro, e solo la Spagna (395 euro) si colloca più in basso del nostro Paese. Ancora più grande è la sproporzione tra le misure erogate sotto forma di benefici cash, ossia di prestazioni economiche, e quelle in natura, ossia sotto forma di beni e servizi. In quest’ultimo caso il valore pro-capite annuo in Italia non raggiunge i 23 euro, cioè meno di un quinto della spesa media europea (125 euro), un importo lontanissimo dai 251 euro della Germania e pari a meno della metà perfino della spesa rilevata in Spagna (55 euro).
Secondo i dati Inps, in Italia le misure economiche erogate dall’Istituto in favore di persone che hanno una limitata o nessuna capacità lavorativa sono pari a circa 4,6 milioni di prestazioni pensionistiche, di cui 1,5 milioni tra assegni ordinari di invalidità e pensioni di inabilità e 3,1 milioni per pensioni di invalidità civile, incluse le indennità di accompagnamento, per una spesa complessiva di circa 26 miliardi di euro all’anno. Ma il modello italiano – affermano i ricercatori – “rimane fondamentalmente assistenzialistico e incentrato sulla delega alle famiglie, che ricevono il mandato implicito di provvedere autonomamente ai bisogni delle persone con disabilità, di fatto senza avere l’opportunità di rivolgersi a strutture e servizi che, sulla base di competenze professionali e risorse adeguate, potrebbero garantire non solo livelli di assistenza migliori, ma anche la valorizzazione delle capacità e la promozione dell’autonomia delle persone con disabilità”.
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