FISH: UNA COMUNIONE NEGATA

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FISH: UNA COMUNIONE NEGATA

Messaggiodi edscuola » 13 aprile 2012, 18:12

A PROPOSITO DI UNA COMUNIONE NEGATA
“LASCIATE CHE I BAMBINI VENGANO A ME “
Queste parole di Gesù sono riportate in due brani dei Vangeli ed esattamente nel Vangelo di Marco al capo 10 nei versetti da 13 a 15 e nel Vangelo di Matteo al capo 10 nei versetti da 13 a 16.
Queste parole di Gesù sembrano essere state sottovalutate , secondo unANSA , da un Parroco della diocesi di Ferrara che recentemente, come riferiscono i giornali del 12 Aprile, specie la Repubblica http://invisibili.corriere.it/2012/04/1 ... /#more-199, ha saltato , durante la distribuzione della comunione nella cerimonia preparatoria alla Prima comunione di tanti bambini, uno di loro poiché con disabilità intellettiva e quindi, a detta del parroco, ancora non preparato a comprendere la differenza fra pane normale e pane eucaristico, anche se spera che per il giorno della cerimonia ufficiale riesca ad essere preparato.
Questa notizia è stata però smentita dall’Avvenire http://www.asca.it/newsregioni-Chiesa__ ... 3659-.html, che ha chiarito che c’era stato un accordo fra famiglia e Parroco per favorire tempi più lunghi di preparazione del bambino.

Episodi del genere , però, si verificano di tanto in tanto , anche se con minore frequenza dei decenni precedenti, poiché molte comunità parrocchiali hanno ormai avviato percorsi pastorali di accoglienza dei bimbi con disabilità.
Anche la notizia che i genitori del bimbo sembrava volessero fare ricorso al tribunaleeuropeo dei diritti umani e pure in Vaticano ai sensi del diritto canonico, , stando all’Avvenire, è risultata infondata.E se fatti del genere dovessero veramente verificarsi , sarebbe molto più efficace che i genitori si appellino in Italia sia alla L.n. 67/06 sul divieto di discriminazione delle persone con disabilità che alla Convenzione ONU dei diritti umani delle persone con disabilità , ratificata dall’Italia con L.n. 18/2009.
Siccome però intendo richiamare l’attenzione sulla necessità di un maggiore impegno pastorale delle comunità ecclesiali per una crescente integrazione ecclesiale dei minori e degli adulti con disabilità, desidero esporre il mio pensiero sulle obiezioni che ancora taluni si attardano a prospettare per negare l’amministrazione del sacramento eucaristico a qualche bambino con disabilità mentale grave.
Io che sono un minorato visivo ed in quanto tale sono stato negli Anni Ottanta presidente nazionale del Movimento Apostolico Ciechi ( MAC) e sono intervenuto nell’87 con un intervento al Sinodo mondiale sui laici promosso dalla Chiesa cattolica, mi permetto , pur essendo avvocato, di impostare la grave questione da un punto di vista pastorale, secondo gli orientamenti del Concilio ecumenico Vaticano II° , purtroppo troppo presto dimenticato anche da molti parroci.
Una delle più famose costituzioni approvate dal Concilio si apriva proprio con le parole “ le gioie e le speranze e le sofferenze del mondo sono anche le gioie , le speranze e le sofferenze della Chiesa.
Ciò ha fatto sì che presso l’Ufficio catechistico della Conferenza episcopale italiana fosse stato aperto , dopo il Concilio un settore concernente la “ pastorale delle persone con disabilità “ che ha prodotto una serie interessantissima di documenti formativi su come annunciare Gesù morto e risorto anche ai bambini ed agli adulti con disabilità, specie intellettive.
Temo che anche molti di questi documenti non siano stati letti da troppi parroci.
Da tali documenti emerge con la massima chiarezza che bisogna preparare ed accostare i bambini con disabilità intellettive ai sacramenti dell’iniziazione cristiana , specificamente la Comunione, insieme coi coetanei senza disabilità , in modo da realizzare una vera integrazione ecclesiale al pari dell’integrazione sociale operata nelle scuole e nella società civile. Anzi si invitano i parroci ad aprire i gruppi di catechismo in preparazione alla Prima Comunione alla presenza di coetanei con disabilità anche intellettive per prepararli secondo le loro possibilità alla festa comune della Prima comunione.
Questi documenti, proprio rispondendo alle obiezioni di quanti hanno una visione -esclusivamente teologico-dogmatica del significato del Mistero dell’Incarnazione di Gesù, chiariscono che non esiste, come scientificamente provato, solo un’intelligenza razionale, ma anche una metacognitiva, e simbolica, fondata su aspetti apprenditivi affettivi ed emozionali che sono le modalità con le quali molto più facilmente acquistano conoscenza le persone con disabilità intellettive.Ed a quanti obiettavano che era indispensabile avere una consapevolezza razionale della differenza tra il pane normale e Quello consacrato, questi documenti insistono molto sul valore del senso dell’affettività con cui i bambini, specie quelli con disabilità intellettive si avvicinano al Mistero eucaristico.Inoltre questi documenti chiariscono che della fede di questi bambini, formati religiosamente secondole loro possibilità, si fa garante la comunità ecclesiale nel cui seno sono allevati ed integrati.
Di fronte a questi orientamenti pastorali di un importante Ufficio della Conferenza episcopale, penso che molti parroci dovrebbero più profondamente interpretare le parole di Gesù che volle prediligere i bambini che certamente non sapevano e non avrebbero compreso cosa significava sentir dire che Egli era il Messia ed il Figlio di Dio ed anzi aveva rimngraziato il Padre, perché aveva nascosto i valori del Regno del Padre ai sapienti e li aveva rivelato ai piccoli( Matteo capo 11, versetto 25 )
Quanti ci diciamo cristiani dovremmo insistere coi preti ed i parroci affinchè evitino discriminazioni come questa , non correttamente diffusa dalla stampa, o altre come quella vera di qualche anno fa che ha negato ad un giovane paraplegico il matrimonio religioso perché divenuto impotente a causa della sua disabilità.
Dovremmo insistere affinchè alla luce dei testi citati si sappia sempre più realizzare l’integrazione nelle comunità ecclesiali delle persone con disabilità, che costituisce la vera “ imitazione di Cristo “ che accoglieva con la massima naturalezza le persone emarginate.
Se però questo appello ad un rinnovamento pastorale non riuscisse ad essere accolto con successo da tutti gli operatori pastorali e qualcuno si attardasse ancora in obiezioni intellettualistiche all’Amministrazione della comunione o altri sacramenti a persone con disabilità,, allora forse anche qualche causa legale per discriminazione potrebbe svegliare noi cristiani dal sonno dogmatico

Salvatore Nocera
Vicepresidente nazionale della F I S H, Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap
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